L’Aquila è una città dove tutti….completa tu (descrizioni e link)

settembre 15, 2010 on 11:45 am | In Catastrofe, Informazione, L'Aquila Bella Me, Politica | 2 Commenti

L’Aquila è la città dove ormai tutti pretendono.

Qualche giorno fa è stato presentato, non senza polemiche, il masterplan per Piazza d’Armi.

Le polemiche sono riconducibili al fatto che il progetto non sia “post” terremoto, che il mercato è scoperto invece che coperto come il parcheggio, che non ci sia nè un mega teatro nè un palazzetto dello sport etc etc etc etc….

Tutti argomenti condivisibili più o meno, tuttavia si coglie la volontà di restituire alla città un luogo pubblico di aggregazione differente dai centri commerciali.

Il piano tra l’altro non è definitivo e quindi si spera che ulteriori affinamenti siano possibili. Buona notizia è che i fondi, tra donazioni, legge Mancia (dal PD, perchè dal Pdl e Lega solo parole), risarcimenti della Protezione civile, sono quasi completi. Si ricorrerrà al project financing per il parcheggio (personalmente non piace per niente) e forse qualche area ristoro.

Subito però Celso Cioni, si prodigava a chiedere la stessa area come zona commerciale. Pur essendo classificata come area verde pubblico. Negando che si andrebbe a cementificarla.

Chiudeva con un laconico e quasi piagnucoloso “Tutto questo chiediamo. Speriamo non sia troppo. Per nessuno.” .
Sì è troppo. troppissimo. Abbiamo bisogno di uno spazio dove poter passeggiare senza trovarci dei militari armati davanti, senza aver paura che ci cada una tegola in testa, dove poter fare una corsetta rilassante o fare giocare i ragazzini. Abbiamo bisogno di un punto di aggregazione che nessuna delle partite ive iscritte alla Confcommercio possono darci.

Le strutture sportive, campi e palestre sono ridotte al minimo. Non è possibile che si esca da uno scatolone MUSP (Moduli ad Uso Scolastico Provvisorio) e si vada all’Aquilone. Ma che generazione cresciamo così?????

L’Aquila è una città dove tutti (o meglio tanti) pensano egoisticamente al proprio orto.

La partecipazione e l’interesse per la sorte della città sta lentamente scemando, un po’ in modo comprensibilmente fisiologico, un po’ man mano che si rientra nelle case B e C.
Sto a casa, il resto…sì è importante, ma tutto sommato io sto a casa mia.
Protezione Civile sì, Protezione Civile no, Bertolaso onorario, Bertolaso Bertoladro.

Gli eventi più riusciti sono stati ovviamente quelli che hanno coinvolto più gente, e in primis la questione tasse.

L’Aquila è una città dove tutti sono …..lunatici.

Carriole sì, carriole no.
Il movimento delle carriole, nato come protesta, ha dato un impulso enorme alla presa di coscienza e coraggio di tanti. E’ stato abile a trasformarsi in un’assemblea democratica.
Commovente all’inizio nel vedere un baluardo di democrazia partecipativa attorniata da camionette di vigili del fuoco e militari.

Man mano però si è consumato non riuscendo a fare il salto di qualità propositivo, quello che il tavolo tasse aveva fatto intravvedere.
Stanchezza, scelte personali, invidie, malumori, scambi di accuse con il 3e32, operazioni poco trasparenti e interessi dei singoli hanno portato allo smontaggio del tendone a piazza Duomo, simbolo dell’assemblea.
Le persone dietro non sono sparite ovviamente, occorrerà riorganizzarsi, prendere atto di quello che è successo, tirare una riga sopra e concentrarsi su come tutelare il territorio.

L’Aquila è una città dove tutti sono esperti
Si sono scoperti tutti economisti, tutti ingegneri edili, tutti architetti e in particolare tutti sismologi.

L’aquila è una città dove tutti vogliono governare o meglio comandare.

Il sindaco Cialente si lamenta e minaccia dimissioni, le destre invocano la sua testa, la giunta è allo sbando ma per ora regge ancora.
La Pezzopane minaccia mobilitazione per ricevere i soldi di un’autonoma sistemazione in perenne ritardo di svariate mensilità.
Con il paradosso che da Gennaio i cittadini dovranno restituire tasse (da debitori) mentre aspettano soldi (da creditori) dallo stato.
Chiodi è commissario di una ricostruzione che non esiste. Chiodi è incommentabile…parla una volta da politico di governo, un’altra da presidente di Regione, un’altra da commissario. Nella demagogia generale non si capisce mai dove siano i colli di bottiglia che rallentano la pessima macchina burocratica.

Sia attende ora Cicchetti, l’uomo della provvidenza, ma solo perchè molto vicino a Chiesa, Opus Dei e Gianni Letta. A 69 anni suonati, svariati episodi di poca trasparenza , dopo aver dimostrato (e patteggiato) se non dolo, incompetenza durante la Perdonanza Aquilana 2002/2003 con un ammanco di 2 milioni di euro, dovrebbe coordinare una struttura complessa come la SGE.

Sembrano inutili le proteste locali sia di alcuni politici come Giovanni Lolli o Enrico Perilli, sia dei comitati cittadini che sono fermi nella posizione di pretendere non un commissario ma una legge organica che come per tutti i precedenti terremoti garantisca linee guida per la ricostruzione e soprattutto un flusso di denaro costante.

L’Aquila è una città dove tutti devono elomosinare.

La città infatti è ridotta a chiedere ripetutamente e con insistenza ciò che è stato promesso e ciò che è dovuto. Spesso senza ottenerlo.
Le imprese sono creditrici di milioni di euro, i cittadini del contributo CAS, i proprietari affittanti vedono il dovuto dopo mesi, gli alberghi protestano e minacciano di cacciare gli sfollati.

Chiodi ogni tanto cita esorbitanti cifre che avrebbe in cassa, ma sembrano intoccabili reliquie, profuse col contagocce.

L’Aquila è una città dove tutti sono sotto una spada di Damocle

Contributo o indennizzo, indennizzo o contribuito: in un solo termine è nascosto il futuro di una città.
Sta in un termine il poter affidarsi al libero mercato delle imprese edili per ricostruire la propria abitazione privata o dover affrontare una lunga faragginosa gara italiana o addirittura europea.
Favorendo i soliti colossi e le infiltrazioni mafiose.
Si attende con fiducia ma anche ansia, che le rassicurazioni diventino legge.

L’Aquila è una città dove tutti vorrebbero trasparenza e poter dire la propria
Le operazioni di Eni e Università, i 400mila euro assegnati a “La ciudad”, centrali elettriche aperte senza interpellare nessuno, il business dei puntellamenti costosissimi, rotonde, modifiche alla viabilità, costruzioni che sorgono dall’oggi al domani….solo per citarne alcune e il cittadino non sa nulla, e quando sa, non può dire mai la sua. Alla faccia di (ri)costruzione partecipata.

L’Aquila è una citta dove tutti vorrebbero lavorare
Si è subìto per mesi la presa in giro dell’istituzione della zona franca, mentre nel territorio si consumavano le peggiori vergogne di aziende che licenziavano con la scusa del terremoto, call center che assumevano con contratti socio-sanitari e non delle telecomunicazioni, cassaintegrati costretti a lavorare mentre sono pagati dall’Inps, lavoratori decurtati di paga e diritti pur di tenersi stretto il lavoro.
Un esercito di migliaia di disoccupati e cassaintegrati da poter conquistare l’Iraq.

L’Aquila è una città dove tutti aspettano giustizia
La giustizia che gridano i 308 morti, o gli appalti sospetti in profumo di conflitto di interessi e negligenze varie , in particolare per gli isolatori sismici con i convolgimenti di Bertolaso, Balducci e Calvi.

L’Aquila è una città dove tutti vorrebbero fare qualcosa, ma non sanno che fare.
I comitati propongono ma rimangono per lo più inascoltati…la Pezzopane con cantiereAQ non sembra dimostrare la tanto sbandierata partecipazione e trasparenza.
L’UDU propone modifiche al trasporto pubblico urbano in cui il sindaco Cialente, firma…a supporto di se stesso!

Da un lato prende lo sconforto e la voglia di mandare tutti a quel paese e scappare via.
Dall’altro c’è il forte cuore cocciuto e ruspante degli aquilani, che sono disposti a passare un’inverno rigido in una casa inagibile piuttosto che andare sulla costa o a Roma.

L’Aquila è una città dove tutti però hanno ancora una speranza, qualcuno più degli altri, ma nessuno in fin dei conti sta mollando.

Ogni tanto trapela qualche “bella” notizia come assegnazione dei fondi per gli edifici storici, eventualmente integrati dai fondi Arcus, ma ormai si è abituati a tanti annunci a cui non seguono i fatti, o lo fanno con una notevole differenza di tempo.

Perfettamente calzante la fine di Mal D’Aquila: “restare è difficile, andarsene è ancora più difficile.“.

L’Aquila è una città dove tutti vorrebbero rivedere i suoi splendori al più presto.

Patrizio

Foto della situazione politico/economica dell’italietta che affonda

settembre 14, 2010 on 2:12 pm | In Informazione, Italia, Politica | Nessun Commento

Ci sono alcuni giorni che il mio disgusto per le notizie mi farebbe cliccare su “condividi” mille volte su Facebook. ( ** frecciatina al dissenso 2.0 ** )

Dopo un’estate di pseudovergogne con la stampa “amica” schierata contro Fini & seguaci, ora sembra che le elezioni anticipate siano solo un lontano ricordo.

Il Pdl-che-non-c’è-più non è così sicuro di stravincere le elezioni, o meglio probabilmente la coalizione uscirebbe vittoriosa (anche perchè dall’altra parte votare dei fantasmi risulta impossibile), ma garantendo un credito molto pesante alla Lega e i suoi ricatti.

I sostenitori del voto anticipato, ad uno ad uno, sono spariti, perchè? Fermo restando che è in corso il già tristemente noto mercatino di deputati, è necessario notare che l’Italia, nonostante Minzolini dimentichi sempre di ricordarlo, sia tra i principali candidati ad un default di stato.

Nel 2010 andranno in scadenza circa 150 miliardi di euro in titoli e obbligazioni statali.
I mercati sicuramente non vedono di buon occhio elezioni e governi instabili.
Nel caso questi 150 miliardi non vengano ricollocati toccherà agli italiani coprire tale debito.
Ecco un esempio in cui la politica interna è così pesantemente condizionata da quella economica.
In pratica l’Europa decide per noi.

Ma le note dolenti dell’economia non terminano nel 2010.
Perchè, pur passando l’ostacolo debitorio, proprio oggi BankItalia avvertiva di un debito pubblico salito di 83 miliardi in un solo anno. Circa 5 finanziarie di Tremonti. L’ulteriore colpo d’accetta è rappresentato dalle minori entrate fiscali (-3.4%).

Maggior debito, minori margini di manovre.
Manovre notevoli che tutti i paesi europei stanno compiendo, Germania in primis (una finanziaria da 80 miliardi che colpisce tutti non i ceti più bassi come da noi), ma che stanno dando i propri frutti.

In Italia invece no, tanto che nell’ultimo trimestre, mentre l’Europa intera cresceva, si registrava un decremento del Pil pari allo 0.3%.

Se nel breve la situazione non è rosea purtroppo nel medio-lungo periodo non va meglio: come scrive Francesco Daveri, al ritmo blando di crescita attuale, al netto di ulteriori crisi, l’Italia si presenterebbe nel 2015, anno dell’Expo, con un Pil pari a quello del 2008. 7 anni di stasi, fatali in un contesto economico dinamico e volatile come quello attuale.

Non va meglio dal punto di vista della politica estera.
Dopo la buffonata e il ridicolo circo a Roma del carrozzone Libico guidato da Gheddafi, dopo l’immigrazione clandestina sparita solo dalla televisione, si consumava un gravissimo incidente diplomatico, con una motovedetta libica (donata dall’Italia) che sparava contro un peschereccio italiano.
Il ministro Maroni getta acqua sul fuoco, ma mentre stati nazionalisti come Francia o USA non avrebbero mai permesso una tale vergogna, prima nella nostra capitale, e poi in acque territoriali, noi chiniamo la testa e doniamo ancelle.

Termino guardando a casa nostra, e non è meglio.
Nuovi alle contestazioni, gli accusati di legami mafiosi come Schifani e Dell’Utri si indignano per i fischi ricevuti, abituati a lunghe lingue ed applausi.

Il ministro Gelmini dopo aver etichettato tutti i precari della scuola rimasti senza lavoro come di sinistra, sbuffa un po’ scocciata che ogni anno è la stessa storia, senza chiedersi il motivo.
Anche quest’anno è andata, penserà, l’anno prossimo chissà chi sarà ministro….

Nel frattempo l’on. Stracquadanio, forse parlando di proprie conoscenze, si esprime con la più classica delle boutade, affermando che prostituire il proprio corpo per una poltrona non è una cosa deplorevole, anzi non c’è nulla di male.
Si sa, i cani col tempo assomigliano sempre di più ai propri padroni.

Chiudo con un video in cui si ha difficoltà a capire quale passo della scala evolutiva abbiano saltato i leghisti.

Preoccupa piuttosto da quale lato si schierino le forse dell’ordine.
Da gustarlo tutto, mentre l’Italietta va a picco. glu glu glu.

Patrizio

Perchè l’accisa sulla benzina è una pessima idea: motivazioni economico-sociali

luglio 22, 2010 on 10:57 am | In Informazione, L'Aquila Bella Me, Politica | Nessun Commento

Soldi cercasi disperatamente.

Al di là degli annunci a reti unificate riguardanti i fondi per la ricostruzione aquilana, tutti oggi, con la realtà davanti agli occhi, hanno dovuto ammettere che i nichelini promessi non sono stati effettivamente trasferiti….cash per capirci.

Ricostruzione leggera in pesante ritardo.
Ricostruzione pesante completamente ferma.
Ricostruzione del centro storico neanche lontanamente programmata.
40000 sfollati. 4000 persone ancora in alberghi…quegli alberghi tenuti aperti anche d’inverno che hanno fatto affari stratosferici e che oggi minacciano di buttare fuori i terremotati da un giorno all’altro.

Vita sociale azzerata. Vita sportiva, di più.

Detto questo, si cerca un modo integrativo al Win for Life per finanziare con un flusso di cassa costante il ripristino dell’Aquila.

La cecità della politica e dell’amministrazione continua a sperperare denaro pubblico.
Quanto sarebbe costrato fare MAP/CASE per i 4000 ancora in albergo? La regione deve circa 70 milioni agli albergatori e con tale cifra avrebbe potuto dare un tetto a tutti. A L’Aquila, non in esilio.

Nei giorni scorsi è uscita la notizia di destinare a L’Aquila le entrate derivanti dalle attuali accise sul prezzo della benzina (guerra in abissinia, missione libano, vajont, terremoti).

Non posso credere che qualcuno abbia potuto proporre una tale sciocchezza.
Quelle accise sono ovviamente un contributo economico che lo stato di certo non usa per finanziare la guerra in Abissinia, ma per tutte le altre uscite! Sono ovvero copertura finanziaria per tutto tranne la guerra in africa.

Ora la proposta è stata riformulata precisando che non si tratta di una ridenominazione, ma di una accisa aggiuntiva di 5 centesimi sul prezzo della benzina.

Da notare che in realtà sulle accise si calcola anche il 20% di IVA, quindi sarebbero già 6 i cent di aumento.

Perchè ritengo sia completamente sbagliata come proposta?
Per tanti motivi.

1) Il costo finale del carburante è parte integrante del paniere ISTAT e sicuramente contribuirà a movimenti inflazionistici in senso lato. Infatti storicamente l’aumento dei carburanti è collegato agli aumenti dei costi di trasporto che si trasferiscono immediatamente su tutti i beni di consumo e in particolari su beni primari come gli alimentari.
In un momento di gravissima crisi (negata però dal governo), l’ultima cosa da fare è finire di affossare i consumi delle famiglie.

2) Oltre a motivi tecnico/economici la proposta è critica perchè dalle accise storicamente non si è mai tornati indietro. Ovvero il provvedimento da temporaneo diventa definitivo.

3) Infine, last but not least direbbero oltremanica, è socialmente ingiusta.
La benzina è un bene di consumo di cui tutti usufruiscono, dai i cassaintegrati Alitalia e Fiat a 800 euro al mese ai paperoni da 10 milioni all’anno. La correzione finanziaria 2010 per la quale il governo ha chiesto la fiducia non colpisce per nulla tali ceti.
L’accisa colpirebbe quindi ancora una volta chi meno ha in modo indiscriminato, anzi, incidendo percentualmente in modo maggiore.
Così come è successo con gli aumenti autostradali e i nuovi pedaggi sulle autostrade prima aperte.

E’ ora che questo governo faccia pagare qualcosa a chi è causa di questa crisi: banche, grandi compagnie, ricchi imprenditori. L’italia è il paese in cui il 90% della ricchezza è nelle mani del 10% della popolazione, squilibri tali non si trovano neanche in Africa o America Latina, non in un paese del G8.

Continuo a sostenere la causa della tassa di scopo, un contributo aggiuntivo, temporaneo, per i redditi oltre i 75mila euro annui. Tali redditi pagano un’aliquota del 43%. Aggiungere un contributo di solidarietà comporterebbe un flusso costante e consistente di denaro per L’Aquila ma non un rischio di non arrivare alla fine del mese o cambiare stile di vita per tali persone o bancarotta per le società interessate (di sicuro non le piccole aziendine a conduzione familiare).

Lo pagherebbero anche tutti i nostri politici, tanto solidali a parole.

Il problema è che con la politica comunicativa berlusconiana non si può citare la parola “tasse“.
E allora che la chiamino “donazione“, ma che facciano qualcosa e subito, l’ossigeno, qui ad alta quota, sta finendo, e Roma dista soli 100 km.

Patrizio

l’aquilano è irrequieto. non se sta fittu. [w le statistiche mediche]

luglio 15, 2010 on 6:55 pm | In Divertenti, Informazione, L'Aquila Bella Me, Politica | Nessun Commento

Il 45% degli aquilani coinvolti in una ricerca è risultato sovrappeso o obesa.
La protezione civile commenta “vedete come li abbiamo fatti ingozzare questi ingrati?”.

L'aquilano medio

L'aquilano medio

Altre statistiche indicano che i potenziali malati di tumori, diabete e malattie cardiovascolari sarebbero circa il 15% del totale contro una media nazionale del 5%.
La protezione civile indica che il numero di alcolizzati aquilani è dovuto al clima generalmente più rigido che in altre località e alla promozione di liquori dei supermercati locali

Pochi giorni fa un’altra statistica indicava un’aumento del 37% di antidepressivi e del 129% di antipsicotici.
La protezione civile individua la causa nell’inspiegabile infedeltà sessuale della popolazione aquilana e alla sconfitta nei playoff della squadra di calcio cittadina

Insomma noi aquilani siamo dei tripponi, a rischio infarto, completamente pazzi e depressi, per cui non è così irrealistica la preoccupazione del nostro presidente del consiglio circa possibili colpi di testa di qualche mente debole contro il personale della protezione civile.

Poi….l’aquilano, si sa, è irrequieto. L’aquilano da un anno e mezzo non sta fermo.

Va sulla costa, trova il clima inadatto, e torna nella sua tana montana. poi ci riprova. avanti e dietro. avanti e dietro.

La rigida notte tra il 5 e il 6 aprile la passa in giro con una candela in mano.

Il 16 Giugno, con quel caldo, una città intera blocca l’autostrada.

il 7 Luglio, si reca a Roma con 43 autobus per farsi controllare il cranio con degli strumenti di precisione che solo le forze dell’ordine della capitale hanno a disposizione visti i tagli in finanziaria.

L’aquilano, come si dice qua, non se sa sta fittu.

E allora, inviterei qualche italiano in vacanza a passare da queste parti e rendersi conto del perchè.

Del perchè tanti, invece di passeggiare con un bel gelato in mano, preferiscono discutere svariate ore sotto il caldo di un tendone pur di trovare proposte atte a far ripartire una città annientata dalla politica più che dal terremoto.
Invece di andare al mare, prendono un giorno di ferie per farsi picchiare dai celerini romani come i peggio terroristi.

Ad ogni modo un sondaggio indipendente indica invece nel 95% la percentuale dei cittadini INCAZZATI NERI che continueranno a lottare per avere i propri diritti riconosciuti e la propria città ricostruita.

Patrizio

Fin troppo facile smentire le menzogne dei TG e della Digos su L’Aquila

luglio 9, 2010 on 6:24 pm | In Catastrofe, Eventi, Informazione, L'Aquila Bella Me, Politica | 1 Commento

A giustificazione delle vergognose violenze del 7 Luglio, la Digos ha parlato di carica di contenimento perchè infiltrati dei centri sociali avrebbero provocato le forze dell’ordine durante il corteo pacifico dei terremotati aquilani.

Cito testualmente Rai1 sul web:
Nei video girati dalla Digos provocatori in azione ieri a Roma durante la manifestazione dei terremotati abruzzesi. Almeno una ventina gli appartenenti all’area degli antagonisti individuati. (Servizio di Grazia Graziadei )

La tecnica comunicativa ricalca tanto i consigli di Cossiga alla Polizia “Prima una vittima, poi mano dura”, ovvero come giustificare la violenza gratuita per incutere paura, la paura che dà consenso, o quanto meno rassegnazione.

Scordatevelo, dopo quello che è successo a L’Aquila, dopo che qualcuno ha visto la morte in faccia, non saranno due manganellate a fermare la protesta aquilana, anzi.

Ieri, 8 Luglio 2010, mentre il TG2 liquidava rapidamente la violenza gratuita subita dagli aquilani, il TG1 mostrava con tanto di replay un ragazzo che avrebbe usato la bandiera neroverde contro i celerini.
Il ragazzo è stato etichettato come “noto”, di Roma, schedato e quant’altro.
Il ragazzo è invece un aquilano doc, come lo erano tutti quelli inquadrati.

Come confermato dal sindaco Cialente e l’on. Lolli, due autorità, due persone che rappresentano lo Stato e non i centri sociali!

Ricordiamo l’ennesima volta che si tratta di terremotati che hanno perso tanto, troppo, tutto e che vogliono solo protestare per i loro sacrosanti diritti.

Da un telegiornale che fa tre replay di una bandiera che si muove (non sembra neanche colpire, ma non ha importanza) in direzione di un celerino in assetto da combattimento (e non antisommossa perchè la sommossa non c’era) con scudo, casco e manganello, dicevo, lo stesso telegiornale che manda video raccapriccianti quando si parla di medio oriente, ti aspetti che mostri i celerini picchiare ragazzi disarmati addirittura di spalle.

Invece no. Niente.

E allora ve lo mostriamo noi. Prego.

Prima di vomitare, scrivete a Minzolini. Firmatevi come “B. , il padrone” altrimenti scarterà la lettera.

Patrizio

Dalla Protezione Civile. Torneremo è una promessa.

luglio 9, 2010 on 8:40 am | In Catastrofe, Eventi, Informazione, L'Aquila Bella Me, Politica | Nessun Commento

Durante l’ennesima manifestazione pacifica c’è un momento di tensione perchè un addetto alla sicurezza ride e provoca. Probabilmente per scaricare altre due manganellate.

Guardate come si comportano gli aquilani e come “chi lavora”.

La qualità è pessima, ma in pochi minuti si riassumono, o meglio si urlano, i tanti motivi che spingono a considerare la gestione della P.C. scellerata e vergognosa.

Patrizio
« Pagina PrecedenteProssima Pagina »

Powered by WordPress with Pool theme design by Borja Fernandez.
Entries and comments feeds. Valid XHTML and CSS. ^Top^