Foto della situazione politico/economica dell’italietta che affonda

settembre 14, 2010 on 2:12 pm | In Informazione, Italia, Politica | Nessun Commento

Ci sono alcuni giorni che il mio disgusto per le notizie mi farebbe cliccare su “condividi” mille volte su Facebook. ( ** frecciatina al dissenso 2.0 ** )

Dopo un’estate di pseudovergogne con la stampa “amica” schierata contro Fini & seguaci, ora sembra che le elezioni anticipate siano solo un lontano ricordo.

Il Pdl-che-non-c’è-più non è così sicuro di stravincere le elezioni, o meglio probabilmente la coalizione uscirebbe vittoriosa (anche perchè dall’altra parte votare dei fantasmi risulta impossibile), ma garantendo un credito molto pesante alla Lega e i suoi ricatti.

I sostenitori del voto anticipato, ad uno ad uno, sono spariti, perchè? Fermo restando che è in corso il già tristemente noto mercatino di deputati, è necessario notare che l’Italia, nonostante Minzolini dimentichi sempre di ricordarlo, sia tra i principali candidati ad un default di stato.

Nel 2010 andranno in scadenza circa 150 miliardi di euro in titoli e obbligazioni statali.
I mercati sicuramente non vedono di buon occhio elezioni e governi instabili.
Nel caso questi 150 miliardi non vengano ricollocati toccherà agli italiani coprire tale debito.
Ecco un esempio in cui la politica interna è così pesantemente condizionata da quella economica.
In pratica l’Europa decide per noi.

Ma le note dolenti dell’economia non terminano nel 2010.
Perchè, pur passando l’ostacolo debitorio, proprio oggi BankItalia avvertiva di un debito pubblico salito di 83 miliardi in un solo anno. Circa 5 finanziarie di Tremonti. L’ulteriore colpo d’accetta è rappresentato dalle minori entrate fiscali (-3.4%).

Maggior debito, minori margini di manovre.
Manovre notevoli che tutti i paesi europei stanno compiendo, Germania in primis (una finanziaria da 80 miliardi che colpisce tutti non i ceti più bassi come da noi), ma che stanno dando i propri frutti.

In Italia invece no, tanto che nell’ultimo trimestre, mentre l’Europa intera cresceva, si registrava un decremento del Pil pari allo 0.3%.

Se nel breve la situazione non è rosea purtroppo nel medio-lungo periodo non va meglio: come scrive Francesco Daveri, al ritmo blando di crescita attuale, al netto di ulteriori crisi, l’Italia si presenterebbe nel 2015, anno dell’Expo, con un Pil pari a quello del 2008. 7 anni di stasi, fatali in un contesto economico dinamico e volatile come quello attuale.

Non va meglio dal punto di vista della politica estera.
Dopo la buffonata e il ridicolo circo a Roma del carrozzone Libico guidato da Gheddafi, dopo l’immigrazione clandestina sparita solo dalla televisione, si consumava un gravissimo incidente diplomatico, con una motovedetta libica (donata dall’Italia) che sparava contro un peschereccio italiano.
Il ministro Maroni getta acqua sul fuoco, ma mentre stati nazionalisti come Francia o USA non avrebbero mai permesso una tale vergogna, prima nella nostra capitale, e poi in acque territoriali, noi chiniamo la testa e doniamo ancelle.

Termino guardando a casa nostra, e non è meglio.
Nuovi alle contestazioni, gli accusati di legami mafiosi come Schifani e Dell’Utri si indignano per i fischi ricevuti, abituati a lunghe lingue ed applausi.

Il ministro Gelmini dopo aver etichettato tutti i precari della scuola rimasti senza lavoro come di sinistra, sbuffa un po’ scocciata che ogni anno è la stessa storia, senza chiedersi il motivo.
Anche quest’anno è andata, penserà, l’anno prossimo chissà chi sarà ministro….

Nel frattempo l’on. Stracquadanio, forse parlando di proprie conoscenze, si esprime con la più classica delle boutade, affermando che prostituire il proprio corpo per una poltrona non è una cosa deplorevole, anzi non c’è nulla di male.
Si sa, i cani col tempo assomigliano sempre di più ai propri padroni.

Chiudo con un video in cui si ha difficoltà a capire quale passo della scala evolutiva abbiano saltato i leghisti.

Preoccupa piuttosto da quale lato si schierino le forse dell’ordine.
Da gustarlo tutto, mentre l’Italietta va a picco. glu glu glu.

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Patrizio

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