Lui ci rappresenta, ma he’s-not-speaking-in-my-name

giugno 24, 2009 on 6:49 pm | In Informazione, Italia, Politica | Nessun Commento

Perchè mai dovremmo stupirci della mole di voti che ottiene?

E’ vero che la TV ha fatto un lavaggio del cervello generazionale, imbonendo e facendoci vedere il mondo come Mediaset lo disegna, con prorompenti veline seminude che, senza pensieri, sculettano in tv, con cafoni e volgari comparse che fanno finta di litigarsi il belloccio di turno, con i reality, la pay-tv 24/24h.

E’ vero che l’informazione ormai non è più pilotata, è diventata proprio di regime, giudicando al posto della magistratura e distribuendo assoluzioni a destra e a manca nella casta e pesanti condanne moraliste alle toghe rosse persecutrici. Etichettando gossip un’inchiesta, pettegolezzi le accuse. Dimenticando di citare le condanne e le assoluzioni che non fanno comodo.

E’ vero che l’opposizione non c’è. O meglio c’è ma è piccolina. Tenuta ai margini, isolata, fa quello che può, smanaccia, corre, scalpita arranca, strilla per le piazze, per YouTube, per i blog, raccoglie consensi, ma alla fine non ha i grandi numeri.

E’ vero che si cerca del buono in questo assemblamento di pregiudicati, prescritti, collusi, amnistiati che si ergono a depositari del sapere e della giustizia, proclamando leggi vergogna per cui l’intera Europa ci deride, con un pizzico di preoccupazione.

E’ vero tutto.
Ma vogliamo dire che non ci rappresenta?

Chi ha il coraggio di dire che non è il simbolo di questa Italietta alla deriva economica, politica, morale, dei costumi?

Un uomo che alla sua età ha trovato tutti gli escamotage per non essere processato.
Si vanta di aver avuto decine e decine di processi pendenti e non.
Ha trovato scappatoie giudiziarie con mezzucoli e sotterfugi, con leggi ad personam e prescrizioni.

Sempre pieno di donne. Bellissime. A pagamento o no, non ha importanza. ha un harem personale ovunque vada….palazzi governativi, ville private, alberghi.

Ha successo. Lo si odi o ami è innegabile.

E’ ricco. Ma proprio ricco ricco ricco.

Ha potere, ha influenza, comanda ovunque.

Ok, non oso dire che è bello.

Questo non è che il ritratto dell’italiano medio, sopratutto visto dall’estero?? Certo che lo è
Pizza, Spaghetti, Mandolino, Mafia.
Italians do it better.

L’idea che il furbo che aggiri le regole ha aperte porte che non avrebbe un integro moralmente.

Che “io conosco, ci parlo io”. Che “vedi un pò che puoi fare”.

L’idea che non si fa una legge se non c’è una scappatoia.

Questa è L’Italia signori e signore.

Di che ci meravigliamo? Siamo noi, in un’unica persona.
Altrimenti, scolleremo il culo e il cervello dalla TV, azioneremmo i pochi neuroni e scenderemmo in strada come in Iran.

Esagerato???
Badate: non siamo così lontani.

Ad ogni modo, no, io la tv non la guardo, io non lo voto, io non credo alle sue promesse e pagliacciate.
Io non rido quando fa le battute sulle donne o le corna alle foto.

He’s not speaking in my name.

Vi lascio con una parte di articolo di Giuseppe D’Avanzo per Repubblica:

Berlusconi esige da noi, per principio e diritto divino, come se davvero fosse “unto dal Signore”, la passiva accettazione dei suoi discorsi. Pretende che non ci siano repliche o rilievi alle sue parole. Reclama per sé il monopolio di un’apparenza che si cucina in casa con i cuochi di famiglia. Senza contraddittorio, senza una domanda, senza un’increspatura, senza la solidità dei fatti da lui addirittura non contraddetti, senza un estraneo nei dintorni. Vuole solo famigli e salariati. Con loro, il Cavaliere frantuma la realtà degradata che vive. La rimonta come gli piace a mano libera e ce la consegna pulita e illuminata bene. A noi tocca soltanto diventare spettatori – plaudenti – della sua performance. Berlusconi ci deve immaginare così rincitrulliti da illuderci di poter capire qualcosa di quel che accade (è accaduto) non servendoci di ciò che sappiamo, ma credendo a ciò che egli ci rivela dopo aver confuso e oscurato quel che già conosciamo. Quindi, via ogni fatto accertato o da lui confessato; via le testimonianze scomode; via documenti visivi; via i giornalisti impiccioni e ostinati che possono ricordarglieli; via anche l’anchorman gregario e quindi preferito; via addirittura la televisione canaglia che da una smorfia può rivelare uno stato d’animo e una debolezza.

Berlusconi, che pare aver smarrito il suo grandioso senso di sé, si rimpannuccia sul divano di casa affidandosi alle calde cure del direttore di Chi. Insensibile alle contraddizioni, non si accorge dell’impudico paradosso: censurare i presunti pettegolezzi dalle colonne di un settimanale della sua Mondadori, specializzato in gossip. Dimentico di quanto poca fortuna gli abbia portato il titolo di Porta a Porta (5 maggio) “Adesso parlo io” (di Veronica e di Noemi), ci riprova. “Adesso parlo io” strilla la copertina di Chi. Il palinsesto è unico.

In un’atmosfera da caminetto, il premier ricompone la solita scena patinata da fotoromanzo a cui non crede più nessuno, neppure nel suo campo. La tavolozza del colore è sempre quella: una famiglia unita nel ricordo sempre vivo di mamma Rosa e nell’affetto dei figli; l’amore per Veronica ferito – certo – ma impossibile da cancellare; la foto con il nipotino; una vita irreprensibile che non impone discolpa; l’ingenuità di un uomo generoso e accogliente che non si è accorto della presenza accanto a lui, una notte, di una “squillo” di cui naturalmente non ha bisogno e non ha pagato perché da macho latino conserva ancora il “piacere della conquista”.

[....]

Patrizio

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