7 Aprile – Dolore e fuga
aprile 11, 2009 on 6:28 pm | In Catastrofe, Eventi, L'Aquila Bella Me | Nessun CommentoMartedì inizia con le “solite” scosse più o meno forti.
I miei, insieme con altri, vanno al campo della protezione civile più vicino per prendere del cibo. Torneranno con 1 bicchiere di latte freddo.
Demoralizzante.
Più tardi distribuiranno tramite una Jeep di volontari, un po di acqua e delle colombe pasquali..che a me non piacciono neanche troppo, ma in quel momento erano strabenvolute.
In mattinanata, intorno le 11 si sente una bella scossa.
Paolo con il portatile connesso via UMTS ci aggiornava in continuazione sull’entità dei danni, sul conteggio di morti e sulle scosse.
Inizia a spargersi un’inquietante voce secondo la quale all’1 sarebbe prevista una scossa di terribile potenza, maggiore della primissima 5.8 scala Richter.
L’una passa fortunatamente nessuna scossa di tale entità.
Ci si attrezza per una pasta al pomodoro. Semplicemente eccellente.
Il sole è forte, ma la temperatura non sale di molto.
Ho la faccia rossa e quasi bruciata, ma all’ombra è freddo.
Non ci si capisce un cazzo. Non si sa dove mettersi, che fare, che pensare.
Alcune telefonate correggono la previsione per le 3.
Ore angoscianti.
Martedì è stato un giorno logorante, nell’attesa di queste scosse.
Quando alle 3 non era successo nulla, di nuovo previsioni “in serata”.
Come sempre la gente inizia a ricamarci sopra, riabilitando (sulla base di cosa non si sa!) il sig. Giuliani e le sue previsioni più o meno strambe.
L’organizzazione della protezione civile migliora di ora in ora e cominciano ad allestire campi sempre più completi e sopratutto destinare la gente in hotel della costa.
Qualcuno sembra addirittura contento.
Giulianova, Pineto, Roseto le mete maggiormente proposte.
L’affitto di roulotte o camper è già impossibile da ore.
Mia madre pressa per andare sulla costa, io invece, prima riluttante ad abbandonare L’Aquila, convinco i miei ad andae da nonna in prov. di Chieti.
Lontano, sì, ma dove avremmo avuto una parvenza di vita normale, dato che avevamo già previsto una visita per festeggiare la Pasqua.
Si…bel festeggiamento.
Repubblica.it continua a snocciolare cifre su morti.
Arrivano alcune belle notizie come Eleonora (spero di non sbagliarmi) che dopo 2 giorni sotto le macerie è estratta viva.
Vincenzo mi chiama dicendo che Marco Pezzopane da Onna è vivo.
Manco ci speravo più visto che ci era arrivata la notizia che Onna fosse completamente rasa al suolo. Grande Ju Porco!
Il sole va via prima coperto da nuvole impertinenti e irrispettose, poi perchè stanco di illuminare tanto scempio.
Partiamo per il chietino.
Il traffico è tanto, e noi passiamo sulla S.S., Bazzano, Paganica, Onna.
Macerie macerie e macerie.
In coda mio padre incontra un conoscente: “come va? come stai? casa?”
Indica la casa, è integra. Ma non riesce a parlare, apre le braccia sconsolato e china la testa.
Tutto intorno, macerie.
Il mio telefono è quasi scarico, mai ricevute tante telefonate in vita mia, il mio orecchio è rosso. sto bene sto bene, sono tra i pochi fortunati.
Mia sorella tranquillizza la gente sul web e Facebook che mi cerca.
La radio accesa ci fa compagnia per le 2 ore di viaggio.
Da sempre amante della velocità sull’autostrada non supero mai i 90 km/h.
Mai un sorpasso. Non ce la facevo.
Non me ne volevo andare, lasciare tutto a casa mia.
E’ martedì sera, siamo nel chietino.
Nonna ci accoglie con la sua solita gentilezza e generosità.
Ma non vogliamo mangiare.
Sentiamo nuove scosse, qui. Intorno a 4.9 e 5.1 Richter.
Chiamiamo Giulio, Paolo e altri rimasti ad AQ. Ci spaventano dicendo che hanno visto il palazzo muoversi avanti e dietro.
Passo la sera da mio cugino seguendo il tutto su Internet.
Già è dura, figuriamoci star lontani.
Intorno alle 22:30 crollo davanti il pc, mio cugino mi riaccompagna da nonna.
Sentimenti provati durante la giornata? Non lo so.
Martedì è finito per me, il giorno della più profonda tristezza e della fuga.
Ma non per gli altri impegnati a scavare, nè per la terra ancora impegnata a seminare morte e far crollare quel poco ancora in piedi.
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