Lunedì 6 Aprile, ancora
aprile 10, 2009 on 5:45 pm | In Catastrofe, Eventi, L'Aquila Bella Me | 1 CommentoScrivo queste cose anche perchè i ricordi si stanno confondendo tutti, giorni, azioni, sequenzialità.
Al risveglio (per quello che uno possa aver dormito) lo shock è stato maggiore.
C’era più luce, c’era il fievole ricordo, il non rendersi conto delle cose.
Nel piazzale antistante il mio condominio tutte le famiglie si erano riversate.
Chi piange, chi si abbraccia.
Resto in una fredda indifferenza. Decido di dare un’occhiata intorno al mio palazzo.
Ad occhio ci sono dei danni ma non così evidenti o profondi.
Altri si aggregano e si inizia a discutere se fossero danni recenti o no.
Altri si improvvisano architetti e ingegneri e proclamano una più o meno certa agibilità o inagibilità.
Il palazzo adiacente al mio, fatto dallo stesso costruttore/cooperativa del mio, presentava il primo piano completamente sventrato, tanto da poter vedere da fuori i mobili, gli armadi, il bagno.
Lì fondamentalmente ho preso coscienza di quello che era successo.
A quel punto decido prendere il motorino (che non accendevo da 6 mesi quindi ci ho messo 10 min a farlo partire) e farmi in giro per L’Aquila.
Mio padre mi sgrida perchè senza neanche bollo o assicurazione!
Non sapevo se ridergli in faccia o rispondergli male!
Una città distrutta, e lui pensa al bollo. Mio dio.
Scendo per Via Alcide de Gasperis, arrivo all’incrocio. Via Gran Sasso è chiuso.
Svolto per Via Strinella. Chiusa.
Una lunghissima coda di mezzi di soccorso e auto civili.
Mi muovo rapido ed agile nel traffico, passo davanti al cimitero e risalgo per Collemaggio.
La facciata è in restauro da tempo, quindi non riesco a vedere in che condizioni è.
Pieno di gente nel prato antistante, spesso gelosamente custodito e da “non calpestare”.
Arrivo alla Villa Comunale, mi fanno fermare.
Lascio lo scooter, mi avvio a piedi.
Passo davanti al benzinaio dell’Agip ovviamente chiuso.
Il palazzo sovrastante è pesantemente danneggiato e sicuramente non perdite di acqua, che piove sopra le pompe di benzina.
Continuo per via XX Settembre.
Sento rumori dalla finistra.
Nel parco/parcheggio sottostante (San Giuseppe?) c’è una casa completamente controllata.
Le macerie hanno colpito una vecchia Fiat 500 bianca.
L’auto si è come impennata e ne esce solo il muso.
I soccorritori sono sopra di essa e scavano a mano.
Un intero palazzo collassato in 2-3 metri di macerie, impressionante.
Chiedo se posso aiutare ma vengo allontanato insieme a tutti gli altri.
Proseguo per la casa dello studente. Questa volta ci sono i soccorsi, e assisto al salvataggio di una ragazza.
La portano via in barella, per la fretta non la coprono nè mettono i separatori all’ambulanza.
Il suo volto sembra uscito da un film horror: completamente nero, tumefatto, un rigagnolo di sangue dalla bocca, occhi aperti sbarrati.
Almeno questo è quello che ricordo.
Un applauso e tanti “daiiii ce la faiii” l’accompagnano nell’ambulanza che rapidamente si allontana.
Pochi metri dopo si lavoro alacremente per mettere in sicurezza due palazzi.
Uno è quello a fianco della Vodafone, l’altro quello degli uffici tasse dell’università.
Il primo è come se fosse stato tagliato a metà: la parte destra ancora in piedi, l’altra afflosciata sul lato sinistro su un cumulo di macerie, con i panni stesi ancora sventolanti.
Il capo unità di grida di fare silenzio perchè devono capire se ci sono vivi.
In qualunque altra occasione nessuno avrebbe taciuto.
In quel momento un silenzio tombale, la gente tratteneva perfino il respiro, piangeva senza singhiozzare.
Escono alcuni feriti in barella, un signore, sembrava sui 40-50 anni, va dentro l’ennesima ambulanza ma essendo coperto da un separè verde lascia in tutti noi il dubbio si avercela fatta o no.
Vado via, impotente.
Passo per il ponte Belvedere. Ha retto molto bene….nessuna crepa, solo all’innesto con la terraferma in picco dislivello.
L’Hotel Duca degli Abruzzi non c’è più. Davvero….sono solo macerie.
E’ rimasta, sbeffeggiante, l’insegna col nome, 5 metri prima dei rimasugli, poichè fissata alla parete di muraglia l’unica cosa integra.
Torno a casa….racconto a chi mi chiede….ma ormai non è più una sopresa….sannò tutti quello che c’è in centro.
Nel frattempo il mio telefono non smette mai di squillare, tra i messaggi di “ti ha cercato XXX”
e le telefonate ricevute. Non riesco a richiamare quasi nessuno, la rete mobile sta collassando al limite.
Torno in casa un paio di volte, per lo più di corsa, per prendere qualche coperta o poco più.
Non ricordo altro…
Inizia a fare notte, fa freddo, piove.
Di nuovo chiuso con i miei genitori dentro l’auto. Mangiamo qualche stupidaggine trafugata dal frigo di fretta e furia.
Neanche le 21 e il sonno bussa di nuovo.
La stanchezza era tanta, fisica, ma mentale di più.
Chiudo gli occhi con la speranza di aver, ancora una volta, sognato tutto e di ritrovare tutto come prima.
Durante la notte, purtroppo, le scosse non davano tregua.
Chiamarlo sonno è davvero difficile. era un riposare gli occhi e nient’altro.
Freddo, tanto freddo e ora anche pioggia a sprazzi.
Ma che abbiamo fatto per meritare anche questo?
E’ finito il giorno che ha segnato L’Aquila e gli aquilani tutti e per sempre.
Solo per me, perchè c’è chi lotta sotto le macerie e chi sopra.
Sono fortunatissimo.
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Commento by Emanuela — 10 aprile 2009 #