Inagibile
aprile 16, 2009 on 11:11 am | In Catastrofe, Eventi, L'Aquila Bella Me | 1 CommentoE come una trottolina viaggio ancora (2000km in una settimana)
e vado sulla costa.
Sto ad Alba Adriatica per chi vorrà contattarmi.
Baci a tutti.
Riabbraccio
aprile 13, 2009 on 2:29 pm | In Catastrofe, Eventi, L'Aquila Bella Me | 2 CommentiDomani ritornerò a casa.
Test d’agibilità, sicuramente dormirò in auto o tenda.
Ma l’importante è tornare dalle mie parti.
E’ già tanto e non vedo l’ora.
Spero di rimanere e rivedere tutti.
A presto
Foto emblematiche del terremoto
aprile 12, 2009 on 3:01 pm | In Catastrofe, Eventi, L'Aquila Bella Me | Nessun Commento [caption id="attachment_474" align="alignnone" width="300" caption="Tetto crollato sopra le auto nei pressi della Villa Comunale"]
[/caption]Giovedì 9 Aprile – Il primo ritorno
aprile 12, 2009 on 12:59 pm | In Catastrofe, Eventi, L'Aquila Bella Me | 1 CommentoPartenza alle 8:30, circa 2 ore dopo eravamo sotto casa.
Viaggio molto silenzioso, vuoi per il sonno, vuoi perchè eravamo tutti
peoccupati per cosa potevamo trovare, date le numerose, forti scosse di martedì sera
e mercoledì.
Ormai siamo rassegnati ad una conta dei morti che inesorabilmente sale,
alle immagini del TG1 che riprende case e chiese crollare.
Vogliamo salvare il salvabile, ed, egoisticamente, sperare che casa nostra sia ancora in piedi.
Arriviamo lì, e non c’è quasi più nessuna della famiglie.
Prima di tutto facciamo intorno al palazzo. Le crepe sembrano, ad occhio, più o meno le stesse.
Chiediamo a chi si è già avventurato all’interno.
Anche gli interni sembrano non aver subito ulteriori danni.
Minimo di sollievo.
Entriamo con l’intenzione di prendere qualcosa, per lo più qualche documento, preziosi e vestiti, ma essere molto rapidi.
Chiavi in mano salgo le scale polverose e piene di detriti.
Apro, non c’è nessun odore di gas, ma d’altronde è chiuso ovunque.
Accendo la luce.
Rapido sguardo ai danni…secondo me alcune crepe si sono allargate, ma non è importante,
quei muri li tireremo giù e ricostruiremo da zero.
Mamma si preoccupa delle piante senza luce e acqua.
Prendiamo qualcosa ed usciamo, il tutto il 10 min.
Ma, almeno io, esco sollevato.
Perchè sta ancora tutto lì.
Tutto a terra, sporco, disordinato…per carità…tanti libri stropicciati, pagine ammucchiate,
custodie di CD in frantumi, dei vari rotti etc etc…ma alla fine non solo stiamo bene, ma la casa è ancora in piedi.
Certo, ci sono decine e decine di migliaia di euro di danni.
Un paio di lesioni, esterne, sembrano serie.
I tramezzi…ok…da rifare…ma era già in preventivo.
Un paio di finestre faticano a richiudersi.
Ma è tutto là.
Prendo il motorino e vado in giro per i campi.
A Piazza d’Armi so che molti miei amici hanno trovato (temporanea?) sistemazione.
Ma non mi fanno entrare perchè non registrato. Mi chiedono di farlo.
Per non dare fastidio o creare ulteriori problemi saluto e vado via, anche perchè
non mi fanno collaborare.
Col motorino giro di nuovo le strade.
Tristezza a non finire, mi escono le lacrime sotto la visiera.
Vado in azienda. I negozi che riaprono e le aziende che lavorano sono l’unica possibilità di riniziare.
Non mi fanno entrare nel comprensorio in quanto la Croce Rossa si è insediata al’interno
e i palazzi non sono stati controllati dai vigili del fuoco/protezione civile.
Però sono lì, da lontano intatti.
Meglio di nulla.
Ci iscriviamo alla lista della protezione civile per la verifica della abitazioni.
Ora è importante attendere. Aiutare, non mi fanno aiutare ai campi.
Macerie, neanche a parlarne.
Inutile passare un’altra notte in auto, torniamo da nonna.
Con la solita tristezza nel lasciare L’Aquila Bella Me, che non c’è più.
E’ giovedì, si pensa che dopo Pasqua si possa tornare.
Giorni infiniti.
Mercoledì 8 Aprile – Isterismo
aprile 11, 2009 on 6:29 pm | In Catastrofe, Eventi, L'Aquila Bella Me | 1 CommentoLunga dormita.
Da fare schifo alle 10 ero ancora in letto, comodo.
Il mio pensiero va a chi non ha dormito o al più l’ha fatto in macchina o per terra.
Che vergogna che provo.
Il pomeriggio vado a casa di mio cugino dove ho la connessione ad internet, e passo tutto il tempo lì.
Niente da dire, se non un continuo F5-refresh delle pagine, svariate telefonate.
Ricevo numerose email da amici in giro per l’Italia, l’Europa, la Cina.
Le leggo con veloce superficialità, le leggo e non le leggo…per me ora, tutti mi hanno chiesto solo se ero vivo.
Rispondo a tutti più o meno la stessa cosa, ma senza alcun copia e incolla.
Le rileggerò con calma forse.
In fondo non avevo nulla da fare, se non seguire e leggere articoli qua e là.
Stare con i miei zii e cugini è piacevole e il tempo scorre veloce. Mio zio mi offre continuamente della birra
Con i miei decidiamo di ritornare il giorno dopo.
Non vedevo l’ora.
7 Aprile – Dolore e fuga
aprile 11, 2009 on 6:28 pm | In Catastrofe, Eventi, L'Aquila Bella Me | Nessun CommentoMartedì inizia con le “solite” scosse più o meno forti.
I miei, insieme con altri, vanno al campo della protezione civile più vicino per prendere del cibo. Torneranno con 1 bicchiere di latte freddo.
Demoralizzante.
Più tardi distribuiranno tramite una Jeep di volontari, un po di acqua e delle colombe pasquali..che a me non piacciono neanche troppo, ma in quel momento erano strabenvolute.
In mattinanata, intorno le 11 si sente una bella scossa.
Paolo con il portatile connesso via UMTS ci aggiornava in continuazione sull’entità dei danni, sul conteggio di morti e sulle scosse.
Inizia a spargersi un’inquietante voce secondo la quale all’1 sarebbe prevista una scossa di terribile potenza, maggiore della primissima 5.8 scala Richter.
L’una passa fortunatamente nessuna scossa di tale entità.
Ci si attrezza per una pasta al pomodoro. Semplicemente eccellente.
Il sole è forte, ma la temperatura non sale di molto.
Ho la faccia rossa e quasi bruciata, ma all’ombra è freddo.
Non ci si capisce un cazzo. Non si sa dove mettersi, che fare, che pensare.
Alcune telefonate correggono la previsione per le 3.
Ore angoscianti.
Martedì è stato un giorno logorante, nell’attesa di queste scosse.
Quando alle 3 non era successo nulla, di nuovo previsioni “in serata”.
Come sempre la gente inizia a ricamarci sopra, riabilitando (sulla base di cosa non si sa!) il sig. Giuliani e le sue previsioni più o meno strambe.
L’organizzazione della protezione civile migliora di ora in ora e cominciano ad allestire campi sempre più completi e sopratutto destinare la gente in hotel della costa.
Qualcuno sembra addirittura contento.
Giulianova, Pineto, Roseto le mete maggiormente proposte.
L’affitto di roulotte o camper è già impossibile da ore.
Mia madre pressa per andare sulla costa, io invece, prima riluttante ad abbandonare L’Aquila, convinco i miei ad andae da nonna in prov. di Chieti.
Lontano, sì, ma dove avremmo avuto una parvenza di vita normale, dato che avevamo già previsto una visita per festeggiare la Pasqua.
Si…bel festeggiamento.
Repubblica.it continua a snocciolare cifre su morti.
Arrivano alcune belle notizie come Eleonora (spero di non sbagliarmi) che dopo 2 giorni sotto le macerie è estratta viva.
Vincenzo mi chiama dicendo che Marco Pezzopane da Onna è vivo.
Manco ci speravo più visto che ci era arrivata la notizia che Onna fosse completamente rasa al suolo. Grande Ju Porco!
Il sole va via prima coperto da nuvole impertinenti e irrispettose, poi perchè stanco di illuminare tanto scempio.
Partiamo per il chietino.
Il traffico è tanto, e noi passiamo sulla S.S., Bazzano, Paganica, Onna.
Macerie macerie e macerie.
In coda mio padre incontra un conoscente: “come va? come stai? casa?”
Indica la casa, è integra. Ma non riesce a parlare, apre le braccia sconsolato e china la testa.
Tutto intorno, macerie.
Il mio telefono è quasi scarico, mai ricevute tante telefonate in vita mia, il mio orecchio è rosso. sto bene sto bene, sono tra i pochi fortunati.
Mia sorella tranquillizza la gente sul web e Facebook che mi cerca.
La radio accesa ci fa compagnia per le 2 ore di viaggio.
Da sempre amante della velocità sull’autostrada non supero mai i 90 km/h.
Mai un sorpasso. Non ce la facevo.
Non me ne volevo andare, lasciare tutto a casa mia.
E’ martedì sera, siamo nel chietino.
Nonna ci accoglie con la sua solita gentilezza e generosità.
Ma non vogliamo mangiare.
Sentiamo nuove scosse, qui. Intorno a 4.9 e 5.1 Richter.
Chiamiamo Giulio, Paolo e altri rimasti ad AQ. Ci spaventano dicendo che hanno visto il palazzo muoversi avanti e dietro.
Passo la sera da mio cugino seguendo il tutto su Internet.
Già è dura, figuriamoci star lontani.
Intorno alle 22:30 crollo davanti il pc, mio cugino mi riaccompagna da nonna.
Sentimenti provati durante la giornata? Non lo so.
Martedì è finito per me, il giorno della più profonda tristezza e della fuga.
Ma non per gli altri impegnati a scavare, nè per la terra ancora impegnata a seminare morte e far crollare quel poco ancora in piedi.
Lunedì 6 Aprile, ancora
aprile 10, 2009 on 5:45 pm | In Catastrofe, Eventi, L'Aquila Bella Me | 1 CommentoScrivo queste cose anche perchè i ricordi si stanno confondendo tutti, giorni, azioni, sequenzialità.
Al risveglio (per quello che uno possa aver dormito) lo shock è stato maggiore.
C’era più luce, c’era il fievole ricordo, il non rendersi conto delle cose.
Nel piazzale antistante il mio condominio tutte le famiglie si erano riversate.
Chi piange, chi si abbraccia.
Resto in una fredda indifferenza. Decido di dare un’occhiata intorno al mio palazzo.
Ad occhio ci sono dei danni ma non così evidenti o profondi.
Altri si aggregano e si inizia a discutere se fossero danni recenti o no.
Altri si improvvisano architetti e ingegneri e proclamano una più o meno certa agibilità o inagibilità.
Il palazzo adiacente al mio, fatto dallo stesso costruttore/cooperativa del mio, presentava il primo piano completamente sventrato, tanto da poter vedere da fuori i mobili, gli armadi, il bagno.
Lì fondamentalmente ho preso coscienza di quello che era successo.
A quel punto decido prendere il motorino (che non accendevo da 6 mesi quindi ci ho messo 10 min a farlo partire) e farmi in giro per L’Aquila.
Mio padre mi sgrida perchè senza neanche bollo o assicurazione!
Non sapevo se ridergli in faccia o rispondergli male!
Una città distrutta, e lui pensa al bollo. Mio dio.
Scendo per Via Alcide de Gasperis, arrivo all’incrocio. Via Gran Sasso è chiuso.
Svolto per Via Strinella. Chiusa.
Una lunghissima coda di mezzi di soccorso e auto civili.
Mi muovo rapido ed agile nel traffico, passo davanti al cimitero e risalgo per Collemaggio.
La facciata è in restauro da tempo, quindi non riesco a vedere in che condizioni è.
Pieno di gente nel prato antistante, spesso gelosamente custodito e da “non calpestare”.
Arrivo alla Villa Comunale, mi fanno fermare.
Lascio lo scooter, mi avvio a piedi.
Passo davanti al benzinaio dell’Agip ovviamente chiuso.
Il palazzo sovrastante è pesantemente danneggiato e sicuramente non perdite di acqua, che piove sopra le pompe di benzina.
Continuo per via XX Settembre.
Sento rumori dalla finistra.
Nel parco/parcheggio sottostante (San Giuseppe?) c’è una casa completamente controllata.
Le macerie hanno colpito una vecchia Fiat 500 bianca.
L’auto si è come impennata e ne esce solo il muso.
I soccorritori sono sopra di essa e scavano a mano.
Un intero palazzo collassato in 2-3 metri di macerie, impressionante.
Chiedo se posso aiutare ma vengo allontanato insieme a tutti gli altri.
Proseguo per la casa dello studente. Questa volta ci sono i soccorsi, e assisto al salvataggio di una ragazza.
La portano via in barella, per la fretta non la coprono nè mettono i separatori all’ambulanza.
Il suo volto sembra uscito da un film horror: completamente nero, tumefatto, un rigagnolo di sangue dalla bocca, occhi aperti sbarrati.
Almeno questo è quello che ricordo.
Un applauso e tanti “daiiii ce la faiii” l’accompagnano nell’ambulanza che rapidamente si allontana.
Pochi metri dopo si lavoro alacremente per mettere in sicurezza due palazzi.
Uno è quello a fianco della Vodafone, l’altro quello degli uffici tasse dell’università.
Il primo è come se fosse stato tagliato a metà: la parte destra ancora in piedi, l’altra afflosciata sul lato sinistro su un cumulo di macerie, con i panni stesi ancora sventolanti.
Il capo unità di grida di fare silenzio perchè devono capire se ci sono vivi.
In qualunque altra occasione nessuno avrebbe taciuto.
In quel momento un silenzio tombale, la gente tratteneva perfino il respiro, piangeva senza singhiozzare.
Escono alcuni feriti in barella, un signore, sembrava sui 40-50 anni, va dentro l’ennesima ambulanza ma essendo coperto da un separè verde lascia in tutti noi il dubbio si avercela fatta o no.
Vado via, impotente.
Passo per il ponte Belvedere. Ha retto molto bene….nessuna crepa, solo all’innesto con la terraferma in picco dislivello.
L’Hotel Duca degli Abruzzi non c’è più. Davvero….sono solo macerie.
E’ rimasta, sbeffeggiante, l’insegna col nome, 5 metri prima dei rimasugli, poichè fissata alla parete di muraglia l’unica cosa integra.
Torno a casa….racconto a chi mi chiede….ma ormai non è più una sopresa….sannò tutti quello che c’è in centro.
Nel frattempo il mio telefono non smette mai di squillare, tra i messaggi di “ti ha cercato XXX”
e le telefonate ricevute. Non riesco a richiamare quasi nessuno, la rete mobile sta collassando al limite.
Torno in casa un paio di volte, per lo più di corsa, per prendere qualche coperta o poco più.
Non ricordo altro…
Inizia a fare notte, fa freddo, piove.
Di nuovo chiuso con i miei genitori dentro l’auto. Mangiamo qualche stupidaggine trafugata dal frigo di fretta e furia.
Neanche le 21 e il sonno bussa di nuovo.
La stanchezza era tanta, fisica, ma mentale di più.
Chiudo gli occhi con la speranza di aver, ancora una volta, sognato tutto e di ritrovare tutto come prima.
Durante la notte, purtroppo, le scosse non davano tregua.
Chiamarlo sonno è davvero difficile. era un riposare gli occhi e nient’altro.
Freddo, tanto freddo e ora anche pioggia a sprazzi.
Ma che abbiamo fatto per meritare anche questo?
E’ finito il giorno che ha segnato L’Aquila e gli aquilani tutti e per sempre.
Solo per me, perchè c’è chi lotta sotto le macerie e chi sopra.
Sono fortunatissimo.
6 Aprile 2009 – Terremoto L’Aquila, giorno 1
aprile 9, 2009 on 9:47 pm | In Catastrofe, Eventi, L'Aquila Bella Me | 2 CommentiAlle 23 del 5 Aprile “solita” scossa, un po di isterismo di mamma, da me derisa.
Si va a letto.
Alle 3:30 un risveglio brusco.
Non so quanto sia vero…io ricordo dei flash…
ricordo di aver sentito una breve scossetta anticipatrice.
Ricordo di essermi alzato dal letto, seduto sulle coperte, acceso la luce, pensato a mia madre.
Sì pensavo di andare nella sua stanza per tranquillizzarla, dato che già nei precedenti giorni
era spaventatissima per le scossette.
E così mentre chino la testa alla ricerca delle ciabattere sento una botta in testa fortissima.
Dalla mensola sopra il mio letto erano caduti diversi CD e sopratutto un modellino in scala 1:18 di una Chevrolette.
Il giorno dopo parlerò con Simone, un ragazzo che abita a pochi metri da casa mia, che aveva avuto lo stesso incidente.
Mentre mi tenevo la testa con una mano sento un rumore cupo, un rombo alluncinante, uno spostamento, e un tremare.
Una scossa allucinante. Vedo tutto nella mia camera muoversi…il pc fa 1 metro…cadono tutti i libri…
e nel frattempo non ho il riflesso di fare nulla, solo chiudere i pugni e ripetere “smettila smettila smettila”.
E non smetteva. non ho idea di quanto sia durato….10…20…30…secondi per me ogni durata può essere valida.
Smette. Non sento più nulla, fumo, calcinacci…niente…
vado dai miei, gridando di uscire.
Mamma pensa anche a cambiarsi che “col pigiama non si può”
scarpe da ginnastica al volo e ci scapicolliamo per le scale.
usciamo fuori, ma probabilmente non avevo capito.
Vedo la gente uscire….ok…
Vediamo tutti cacciare le auto dal garage, ma noi non avevamo le chiavi.
E qua sta l’assurdo.
Risalgo a casa
Non avevo capito un cazzo.
Risalgo a prendere le chiavi, le prendo riescendo.
Verso le 4:30 c’è Stefano che viene da casa sua.
Insieme rapido scambio di “come stai? i tuoi?”, decidiamo di andare a vedere come sta Daniele.
Tutto bene, i genitori spaventatissimi, ma ok.
Chiamiamo Sara. Maledezione non risponde.
Partiamo, a piedi, verso il centro, puntando alla casa di Sara.
Si sparge la voce che a Paganica ci siano dei morti e che sia crollata la casa dello studente.
passo lesto, lestissimo.
Passiamo davanti al Torrione, resti dell’acquedotto romano, parzialmente crollato.
Alcune macchine hanno 5cm di polvere sopra.
Comincio a capire che non è la solita scossetta da 2 mesi a questa parte.
Arriviamo alla Fontana Luminosa, perfettamente integra, almeno così sembrava considerando il buio.
Passiamo rapidissimi il corso, pieno di macerie.
Sembrava bombardato.
Passo lesto e saltellando sopra i resti di tetti, insegne, vetri e quant’altro.
Corriamo attraverso i quattro cantoni, san bernardino, finalmente troviamo Sara, Alessia, MariaVittoria e Simona.
Tutte bene.
Sara aveva lasciato il cellulare in casa.
AAAAAaaaaaaaaaargh.
Abbraccio liberatorio.
Io e Stefano zuppi di sudore per la corsa e per il nervosismo.
Torniamo in centro, Piazza Palazzo, sede del comune.
Molte, moltissime macerie, ma la torre è lì, il comune pure….più o meno.
Giriamo per il centro, Piazza San Marco è totalmente buia, la Prefettura non c’è più.
Niente di niente. Ma non era nulla in confronto a quello che avremmo trovato a Via XX Settembre.
Corriamo verso la casa dello studente.
C’è anche una nebbiolina…un po di umidità, un altro po’ di polvere.
I crolli erano avvenuti da poco.
Giriamo…già di notte uno spettacolo allucinante.
Allucinante.
Se i tedeschi avessero bombardato la strada avrebbero fatto meno danni.
Mi ha colpito la visione di stanze sventrate e la presenza di termosifoni in ghisa retti solo dai tubi
perchè il muro non c’era più.
Dentro si vedevano i poster dei ragazzi. Allucinante.
Acqua che sgocciolava dai palazzi.
Plic plic plic.
Davanti alla casa dello studente una gazzella dei Carabinieri e tanta gente.
La gente invita i Carabinieri ad intervenire.
In modo allucinante un carabiniere si guarda gli stivali lucidi lucidi e dice: “ma così come ci vado”.
Provano ad andare via la gente sta per sbranarli.
C’è Stefano Stabbyoboy che lo manda affanculo.
Altri protestano.
Si difendono dicendo “aspettiamo il genio” (presumo militare!).
E vanno via.
Con loro anche il fascio di luce che illuminava le rovine.
Altra scossa, forte.
Ci guardiamo io e Stefano e capiamo che dobbiamo tornare dai nostri genitori.
Così facciamo.
Torniamo e già notizie di 10-15 morti arrivano.
Ci iniziamo a lamentare dei soccorsi che non c’erano, ma col senno di poi…..
Erano tutti ad Onna, il paese che non c’è.
Albeggia, poi fa giorno.
Siamo stremati, una notte in giro di corsa.
Mi chiudo in auto, giubetto sulle spalle, chiudo gli occhi.
Era il 6 Aprile mattina.
L’inizio di una nuova era per L’Aquila. Di vecchio solo le macerie, il nome, e la caparbiatezza dei cittadini.
La conta di danni e morti era appena iniziata.
Terremoto in L’Aquila
aprile 8, 2009 on 6:40 pm | In Catastrofe, Eventi, L'Aquila Bella Me | 4 CommentiIo sto bene. e sono fortunatissimo.
Di sicuro più dei 260 deceduti.
Di sicuro più di tutta L’Aquila, che non c’è più.
Il resto è solo pulirsi le lacrime e tirarsi su le maniche.
Aiutateci se potete.
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