Liberazione o invasione?

aprile 13, 2007 on 3:40 pm | In Politica | 7 Commenti

Perchè siamo in Afghanistan?

E’ una domanda che mi pongo spesso ultimamente, soprattutto alla luce di tutte le polemiche che da mesi infiammano il nostro “pacifico” Paese. Abbiamo iniziato la guerra nel 2001 e da qualche mese il tempo in cui l’Italia è presente con truppe nell’Afghanistan liberato e democratico è maggiore del periodo in cui siamo stati in guerra durante il secondo conflitto mondiale. E alla fine, quali sono i risultati ottenuti?! I Taliban li avevamo apparentemente cacciati, lasciando posto all’ex consulente petrolifero della famiglia Bush, Karzai.

Ora i Taliban sono più forti di prima e il popolo afghano, dopo aver assaggiato la cultura occidentale, dopo aver assaporato la “morte portata dalla pace”, dopo aver sperato in nuovo inedito corso, appoggia i Taliban, che prima erano, giustamente, odiati e ora hanno un appoggio tale da permettersi di muoversi liberamente sul territorio. Altro splendido risultato è la mancata cattura del nucleo forte di Al Qaeda, che ha creato ancora più cellule dentro e fuori il Paese. Infine un autorevole istituto come l’Oms annuncia che la produzione di oppio è cresciuta negli ultimi 6 anni. Ma forse questa, dal punto di vista nordamericano, è una vittoria.
Insieme alla commessa del Gasdotto per il Turkmenistan ovviamente. E al fatto di aver creato, tramite una fragile quanto finta democrazia, l’ennesimo stato-fantoccio. In effetti, dopo un’accurata analisi, si potrebbe persino dire che per petrolieri e narcotrafficanti nordamericani sia stata una grande mossa quella dell’attacco all’afghanistan. Gli americani ci guadagnano economicamente più di quanto spendono per la missione, gli afghani muoiono e patiscono, se non di più, almeno quanto prima della guerra. E noi?! Continuiamo a raccogliere da un lato della strada le briciole lasciate dalle lobby statunitensi e dall’altro lato i cadaveri lasciati da militari e guerriglieri.

Si, davvero una grande vittoria. Ma, se qualcuno sa rispondermi, perchè siamo ancora in Afghanistan?

Patrizio

7 commenti »

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  1. Perchè ci siamo andati…lo sappiamo…fa contenti gli amici del nano.

    perchè ci restiamo….bah….per non fa cascà il governo credo, non vedo altri motivi….
    almeno ci facessero un gasdotto fino a Roma…tanto per essere cinici…

    tra poco arriva anche un altro condono dai…

    Commento by Patrizio — 16 aprile 2007 #

  2. Scusa Mattia, tralasci che il governo dei taliban proteggevano (proteggono?) Bin Laden. Concordo con te che dietro ogni guerra ci sono solo interessi economici, ma penso che sia pericoloso chiudere gli occhi e non vedere che si sta combattendo anche una guerra contro il terrorismo. Ti chiedi perché siamo ancora in Afghanistan? Io mi chiedo perché stiamo partecipando a una missione “benedetta” dall’ONU (leggi anche GUERRA) avendo regole d’ingaggio assurde, dove per dotare i nostri militari di due elicotteri si è discusso per mesi in parlamento! Io mi chiedo perché abbiamo mandato più di 3.000 militari in Libano a fare cosa? La pace? Personalmente sono contro le guerre , ma TUTTE le guerre. Ma il discorso è lungo e uscirei off-topic. Tu dici che il popolo afghano,” dopo aver assaggiato la cultura occidentale…….appoggia i Taliban”, mah, non so, non credo che tutte le donne mutilate nei genitali e imprigionate nel burka siano così ansiose di tornare ai “bei vecchi tempi”.
    Ho visto la trasmissione televisiva in cui Travaglio ha espresso i concetti da te richiamati, da far riflettere! Ma in un mondo in cui la globalizzazione ha portato milioni di immigrati più o meno integrati, come si fa a convivere con paesi chiusi in se stessi e sulla loro religione? Spiegami, come poteva essere possibile lasciare l’Afghanistan in mano ai taliban (pur sapendo che esistevano campi di addestramento per terroristi) ed accettare un’immigrazione dall’Afghanistan? (anche se ora stai pensando che dei terroristi dell’11 settembre nessuno era Afgano). Insomma, per dirlo in parole povere, non si possono bloccare gli aiuti umanitari perché ci rimette il popolo, non si può intervenire con la forza perché ci rimette il popolo, se però un terrorista si fa esplodere causando centinaia, migliaia di morti …… chi ci rimette?
    Scusa la lunghezza dell’intervento, ma essendo un campo complesso, è difficile scrivere pezzi piccoli!

    Saluti, Daniele

    Commento by Daniele_tex — 16 aprile 2007 #

  3. Le guerre al terrorismo, per come la vedo io, si combattono con le intelligence, i servizi segreti, le cooperazioni con il territorio. Si è riuscito a trovare un latitante da 43 anni come Provenzano (tra l’altro molto legato al territorio come si può immaginare) grazie ai servizi segreti e agli informatori. Come diceva l’altra sera Travaglio non si è bombardato la Sicilia. Proprio perchè il terrorismo non è uno stato, non ha un territorio sovrano, non ha eserciti con divise, è inutile combatterlo in maniera convenzionale invadendo stati SOVRANI. Se lo si fa è per altri motivi mascherati da guerra al terrorismo, se lo si fa è perchè i potenti sono in malafede e i loro stati in rosso. Faccio un discorso molto semplice e banale: analizzo i risultati sin qui ottenuti. La gente sta se non peggio, come prima. Il terrorismo è inequivocabilmente aumentato. Il presunto autore dell’11 settembre (scrivo presunto perchè faccio parte della schiera dei pazzi complottisti, ma questa è un’altra storia) non è stato trovato. A cosa è servito, guardandolo dal punto di vista dei buoni propositi lanciati 6 anni fa, l’intervento?! Se, siamo contro tutte le guerre, dobbiamo esserlo contro tutte. Contro quella in Afghanistan, in Irak, in Libano, ma Bush, che vuole esportare la democrazia si è mai sognato di invadere il Myanmar (che ha una sanguinosa dittatura pseudocomunista da anni) oppure di andare a difendere i diritti delle donne che in molti paesi africani subiscono l’umiliazione dell’infibulazione?! Ci sono 53 conflitti attualmente nel mondo. Noi occidentali come sempre abbiamo in una mano una pistola per colpire l’altro, l’alterità, la diversità. E abbiamo nell’altra mano un fiore da porgere al potente di turno, che sia democratico o no, come Putin. Che di fatto è un autoritario ma nessuno si permette di attaccarlo. Il gas serve, il petrolio pure.

    Commento by Mattia — 16 aprile 2007 #

  4. Il terrorismo non è uno stato, giusto, ma ci sono stati che finanziano e proteggono il terrorismo.
    Anch’io voglio fare un semplice esempio: quando le “corti islamiche” si sono organizzate ed hanno preso il potere in Somalia (non con i fiori in mano!) in Italia nessuno ha osato dire nulla ( e in Somalia il petrolio non abbonda). Nello stesso periodo trovai solo qualche articoletto su l’espresso, qualche citazione sparsa per i giornali, e basta. Di tutt’altro tono chiaramente quando gli americani hanno finanziato la ripresa del potere da parte del governo Somalo (scusa, ho un po’ semplificato gli eventi storici, ma tanto per capire).E’ questa disparità nel trattare le notizie che non capisco! Americani cattivi che invadono stati sovrani con la scusa del terrorismo, ma quando accade il contrario…… poco o nulla.
    Citi Travaglio, bene, sicuramente hai letto il libro “Intoccabili” (stesso autore), e certamente non abbiamo bombardato la Sicilia, ma tu sai chi era quasi riuscito a sconfiggere la mafia, salvo poi fare marcia indietro quando si conciò a toccare i poteri forti (cito dal libro), e sai anche quali mezzi venivano utilizzati! Una soluzione al problema da te proposto (servizi segreti, cooperazioni con il territorio, intelligence) come possono funzionare? Finanziando i contestatori del “Sistema” di straforo? Ma anche così non è un’intromissione di un paese sovrano? Ah già, così noi non facciamo morti, e se li fa il dittatore di turno la nostra coscienza è pulita?

    Infine, hai visto ieri sera Matrix? Si è parlato di nuove prove a sostegno di un complotto Americano dell’11 sett. (sarebbe interessante sapere la tua opinione sul perché gli Americani hanno dovuto fare una mattanza di concittadini per attaccare l’Afghanistan mirando al petrolio dell’Iraq :) ).

    Saluti, Daniele

    Commento by Daniele_tex — 17 aprile 2007 #

  5. Beh dire o far intendere che ora i quotidiani sono antiamericani è un ribaltamento della realtà. Gli Usa proteggono da decenni quello che è stato chiamato negli ultimi anni il Bin Laden dell’America Latina, Posada Carriles (che potrai trovare solo su Internet visto che, come sempre, i quotidiani tacciono). Quest’uomo insieme al suo compare Orlando Bosch dagli anni 70 organizzano attentati terroristici (i più gravi sono quelli in un Hotel de La Habana dove morirono decine di persone tra cui un imprenditore italiano – Fabio Di Celmo – e soprattutto un aereo di linea cubano esploso in volo a metà degli anni 70 con 73 vittime se non ricordo male) per conto della associazione anticastrista con sede a Miami FNCA (federazione nazionale cubano-americana) e con l’appoggio economico, finanziario, militare e logistico della Cia. Tutte queste belle cose non me le sono inventate io o Minà, ma sono risultati del processo internazionale della corte internazionale dei diritti dell’uomo a Carriles Bosch e altri loro inferiori. Questi due signori, come altri, vivono a Miami l’uno beatamente in una villa sul mare e l’altro con un processo americano farsa per entrata clandestina negli Usa. Gli Stati Uniti negano da anni l’estradizione a ben otto Paesi (per lo più i paesi che hanno subito delle perdite umane durante il dirottamento aereo) e protegge di fatto questi signori finanziando per giunta la FNCA. Ora, secondo la famosa frase di Bush all’America in Tv “tutti i Paesi che si renderanno responsabili di ospitare terroristi verranno considerati come questi ultimi” Blair, Berlusconi, Prodi e il premier Polacco, forti difensori della libertà e forti combattenti del terrorismo (che si deve intendere come islamico e non, altrimenti si è paraculi) dovrebbero domani mattina iniziare a bombardare la Florida.
    In Somalia è stato (ingiustamente) detto poco e nulla soprattutto per il fatto che le corti islamiche erano per lo più composte da somali e quindi è stato un, purtroppo così definito, colpo di stato autoritario. Questo è sbagliato per il semplice fatto che ogni grande potenza (e con questa espressione intendo sia gli Usa che le lobby pseudoislamiche degli sceicchi) per non dare nell’occhio e non essere eccessivamente condannata a livello internazionale mette un fantoccio nazionale alla guida di un governo che faccia gli interessi di chi ha spinto per quel fantoccio (caso più eclatante è Pinochet in Cile ma anche il governo Nepalese fantoccio della Cina negli anni 80).
    A me francamente sembra il contrario: Americani invadono il paesi accusati di ospitare i terroristi,Americani giustificati e solo in parte condannati (dai diciamoci la verità si da per scontata la giustezza dell’intervento in Afghanistan, altrimenti non si sarebbero verificate maggioranze bulgare in Parlamento al momento del voto) Americani completamente occultati quando loro fanno nient’altro che terrorismo di stato. In decine e decine di stati a partire dal dopoguerra. Risultato ufficiale: democrazia esportata e tutti contenti sui media nel giro di 10 anni. Risultato di fatto: Tutti stanno come prima, eccetto gli Stati Uniti che nel frattempo hanno aggiunto un territorio al proprio personalissimo risiko.

    Commento by Mattia — 17 aprile 2007 #

  6. Mah, vediamo di andare con ordine. Non volevo far intendere che i giornali sono antiamericani, ma che semplicemente in Italia l’informazione passa attraverso un filtro e le notizie che vengono alla ribalta sono per lo più specchietti per i cittadini (Cogne, Calciopoli, Vallettopoli ecc.), a prescindere dal governo in carica.
    Caso corti islamiche: un colpo di stato è un colpo di stato! solo perché le corti islamiche erano composte da Somali non si possono certo chiamare “somali che non hanno vinto le elezioni e che si sono preso il potere con la forza”.
    America Latina, che dire, hai ragione. Ma non ci scordiamo che anche noi europei abbiamo i nostri scheletri nell’armadio (e neanche piccoli!), ma mi fermo qui altrimenti dovrei cambiare tema della discussione.
    Infine, interessante la parte della democrazia esportata con la forza solo dal dopoguerra, un po’ come dire che noi europei siamo stati gli ultimi a beneficiare di un intervento armato americano ( e dei loro morti); dopo hanno solo invaso.
    Chiariamoci, io la penso come te sull’uso della forza Americana, delle guerre, e di questo mondo che piano piano va a rotoli, ma non voglio fare il verginello, le responsabilità non possono essere solo degli Americani! Per me un’ intervento armato è un’ intervento armato, punto, sia se si tratta di Americani, sia di corti islamiche. Esistono dei problemi reali, terrorismo, immigrazione, paesi che vogliono dotarsi di tecnologia nucleare, e se la risposta non è in una guerra preventiva (o esporta democrazia), non può essere neanche il volemoce tutti bene! bisognerebbe esportare un po’ di benessere, ma tramite chi? Tramite i potenti di turno?

    Commento by Daniele_tex — 17 aprile 2007 #

  7. Seguo il tuo ordine. In Italia non si fa informazione, che si tratti di politica estera, finanziaria o quant’altro. Non si fa informazione, purtroppo. Fin quando il sottosistema media sarà dipendente dal sottosistema politica (i finanziamenti statali ai giornali cosiddetti indipendenti e la soggezione finanziaria e psicologica a certe lobby che permettono la sopravvivenza delle redazioni) non si sarà informazione. E’ banale ma è così.

    Anche io penso che un’invasione armata delle corti islamiche sia uguale a un’invasione armata degli Usa. Tanto più che secondo me al fine di un’invasione la finta (o vera) religione è posta al pari della finta democrazia. Il problema è che i mezzi di informazione (la maggior parte) non li mettono al pari. Quei pochi che parlano delle corti parlano, giustamente, di invasioni. Quei tanti che parlano degli Usa parlano, ingiustamente, di guerra al terrorismo. Non si da per scontato che quella è un’invasione bella e buona, niente di più e niente di meno della Germania che, nel 1939, invase la Polonia con la teoria dello spazio vitale. Ora il discorso è che i media parlano troppo poco di certe cose (che siano i Somali o gli attacchi alla sovranità di qualche paese latinoamericano) e parlano tanto di altre cose come gli Usa che invadono l’Afghanistan. Il motivo di ciò è innanzitutto il peso economico e politico nel mondo che ricoprono gli Usa rispetto alla Somalia, ma soprattutto il fatto che quello (in una trasmissione di pseudopolitica per esempio) interessa alla gente. Interessa loro indirettamente, nel senso che viene usato l’americanismo e l’antiamericanismo come pretesto e criterio di discussione tra i politici nostrani che poi aizzano una bella polemica e anche qualche bella litigata eclatante quanto finta. Questo è quello che interessa alla gente putroppo e per ciò giustifico, anche se in parte, i giornali, Mediaset e la La7 che hanno scopi di lucro ma quello che mi sconcerta è la Rai, che è un servizio pubblico e come definizione non dovrebbe sottostare alle logiche della concorrenza. Ma questo è un altro discorso e così rischio di finire fuori tema.

    Per come la vedo io sull’ultimo argomento esposto da te, sarò massimalista, sarò quello che vuoi, ma il problema del Sud del Mondo è solo il frutto di secoli e secoli di sfruttamento da parte del Nord del mondo. Sfruttamento economico, politico (con accordi con le classi dirigenti corrotte locali) e persino alimentari. La democrazia non si esporta con la guerra e questo ormai lo si sa ma non si può neanche pretendere di esportare il benessere, nell’accezione consumistica e occidentale del concetto, in Paesi che hanno tutta un’altra cultura e che non hanno bisogno del nostro modo di vivere ma hanno bisogno di solidarietà vera e collettiva che si forma creando le coscienze collettive del territorio e sul territorio. Facendo loro capire come si può sopperire a fame e malattie sfruttando (da loro, non per noi) le risorse del territorio. Non parlo di utopie, parlo di piccoli passi che a poco a poco si possono compiere quotidianamente. Parlo per esempio dell’ultimo premio Nobel per la pace, che ha saputo agire sul territorio migliorando le condizioni di vita a migliaia di persone in India con la sua banca solidale.

    Commento by Mattia — 21 aprile 2007 #

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